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Chi ha paura di Elena Ferrante?
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Questo testo serve come l'introduzione ad una sezione speciale, a cura di Tiziana De Rogatis, della rivista allegoria (n. 73) dedicata alle riflessioni critiche su Ferrante di De Rogatis, Laura Benedetti, Rocco Coronato, Raffaele Donnarumma, Massimo Fusillo, Elisa Gambaro, Stiliana Milkova, Elena Porciani, Olivia Santovetti, Andrea Villarini e Katrin Wehling-Giorgi.

Chi ha paura di Elena Ferrante? Cosa ha spinto non pochi giurati dello Strega e non pochigiornalisti a reagire in modo scomposto verso la candidatura della scrittrice al Premio? Per quale ragione i suoi libri vengono pressoché ignorati dal dibattito universitario italiano, mentre in Nord America sono al centro di convegni, seminari, pubblicazioni autorevoli? Eppure, la quadrilogia dell’Amica geniale è una delle opere più interessanti di questi anni ed ha riscosso un enorme successo di pubblico in Italia non meno che negli Stati Uniti e nei paesi di lingua inglese. La formula con cui all’estero vengono comunemente definiti i quattro romanzi, Neapolitan Novels,Nelle pagine che seguono i volumi della tetralogia verranno indicati con le seguenti sigle: E. Ferrante, L’amica geniale, e/o, Roma 2011 = Ag; Ead., Storia del nuovo cognome, e/o, Roma 2012 = Snc; Ead., Storia di chi fugge e di chi resta, e/o, Roma 2013 = Sfr ; Ead., Storia della bambina perduta, e/o, Roma 2014 = Sbp. valorizza lo scenario privilegiato della lunga vicenda, Napoli, e pone la questione della nostra identità nazionale, di un’Italia vista da lontano: ma anche questo aspetto, oggi così vitale per noi, è liquidato frettolosamente come esotismo dai detrattori della scrittrice. Mentre nella vasta area anglofona la modernità si è da subito incarnata nel punto di vista femminile, che ha rappresentato al tempo stesso una particolarità di genere (di metà del genere umano!) e un’universalità estetica, il sistema massmediale italiano e la nostra università esprimono spesso una resistenza pregiudiziale verso le scrittrici contemporanee e del secondo Novecento.

Abbiamo pensato di discutere dell’Amica geniale in questa sezione di «allegoria» ospitando un dibattito sulla quadrilogia il più possibile aperto– disponibile cioè a confrontarsi anche con giudizi di valore negativi, purché argomentati – attraverso il punto di vista di undici critici italiani e non, specialisti e non di Elena Ferrante. Tra questi, quattro studiose radicate nella vasta area anglofona analizzano i Neapolitan Novels anche dalla prospettiva del successo internazionale e delle sue ragioni implicite.

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Elena Ferrante

The success of Elena Ferrante’s Neapolitan novels (2011-14) has sparked worldwide buzz in and out of academia, in literary journals, and in book clubs. Ferrante is the author of eight novels, a collection of papers related to her work as a writer, Frantumaglia, and a children’s book, The Beach at Night. [fn] 

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When it comes to Ferrante, we may feel, indeed, stranded on a beach, at night, left there to collect the tokens of her presence and whereabouts in this world. The tokens are words and in them we find the lucid exactness of worlds inhabited by characters who are as vivid and real as she is elusive. They deal with what the author has called frantumaglia, a term she borrows from her mother and her Neapolitan dialect (frantummàglia): "it referred to a miscellaneous crowd of things in her head, debris in a muddy water of the brain. The frantumaglia was mysterious, it provoked mysterious actions, it was the source of all suffering not traceable to a single obvious cause" (Frantumaglia, Kindle edition). Ferrante’s compelling narrative dives into terribly muddy waters and surfaces from them with the strength of truth, where truth means not moral clarity but the unmistakable verity of naked human emotions. The origin of the word frantumaglia is very material; it refers, in fact, to a pile of fragments from broken objects that cannot be pieced together again.

This Colloquy seeks to bring together in one ongoing conversation, from a variety of intellectual perspectives, the voices of the international discourse about Ferrante’s novels and the significance of her work in the contemporary literary landscape.

As for who Ferrante might be, I propose again her response to a reader who sought to know her identity: "[. . .] what is better than reading in a room that is dark except for the light of a single reading lamp? Or what is better than the darkness of a theater or a cinema? The personality of a novelist exists utterly in the virtual realm of his or her books. Look there and you will find eyes, sex, lifestyle, social class, and the id" (Frantumaglia, Kindle edition)

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